Abstract intervento al DBAABR – II tempo (18-19 settembre 2021)

Giuseppe Damone

Laureato in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università degli Studi della Basilicata, Ph.D. in “Ingegneria delle strutture e del recupero edilizio e urbano”

Chiese e abbandoni: le architetture che sopravvivono

La storia insediativa di un territorio è sovente caratterizzata da abbandoni e rifondazioni di luoghi. Cause diverse hanno, infatti, portato nei secoli alla nascita e alla scomparsa di realtà urbane o piccoli aggregati abitativi che costellavano il paesaggio. Una volta abbandonate queste realtà erano riconsegnate alla natura che si riappropriava dei suoi spazi: lentamente gli edifici crollavano venendo meno la mano dell’uomo, si recuperava il materiale da costruzione e i ruderi erano a volte riutilizzati per il ricovero degli animali. In pochi decenni, considerata anche la deperibilità con cui spesso erano realizzate le strutture, di quello che un tempo era una realtà abitata non restavano che esigue tracce di costruito. Il luogo non era invece definitivamente abbandonato: con una nuova funzione, principalmente produttiva, il sito continuava a essere frequentato e gli edifici di culto a essere utilizzati. Infatti, se tutta l’edilizia minore era consegnata alla rovina, questo non accadeva per le strutture legate alla pietà popolare, che erano spesso anche gli elementi generatori intorno ai quali si era raggruppata la comunità. Chiese e cappelle, ancora per alcuni secoli dopo l’abbandono del centro, continuano a essere utilizzate in occasioni delle festività legate alla dedicazione dell’edificio di culto, sono soggette a regolari lavori di manutenzione e, a volte, anche ad ampliamenti e rifacimenti. E, anche quando cade in rovina, l’edificio di culto continua a rappresentare un riferimento visivo nel paesaggio circostante e, pertanto, è rappresentato nelle mappe del territorio seppur a rudere. Con riferimento alla Basilicata diverse sono le realtà urbane oggi scomparse di cui sono giunti sino a noi, spesso restaurate dopo un primo abbandono, le cappelle intorno alle quali il centro si articolava. In altri casi, invece, gli edifici di culto sono stati progressivamente abbandonati tra il xviii e il xix secolo e, dove non restano tracce di costruito, lo studio delle mappe d’archivio diventa fondamentale per definire il disegno insediativo e comprendere la distribuzione e il ruolo che questi edifici hanno svolto dell’organizzazione del territorio.